
Lo so, chi mi conosce non si stupirà.
Forse nel buttarla subito sul Politicamente Scorretto darà fastidio ma pazienza...
Dunque, il Rugby: non starò a far della retorica su quanto bellopurogenuinoconspiritodisquadra sia questo sport.
Chi ama il rugby già lo sa, chi non lo ama se ne fotte: al massimo e a chi non lo conosce al massimo lo ribadisco.
Il problema è che in questi giorni parlar di Rugby è anche parlare di politica.
Pochi giorni fa la nazionale del Sud Africa ha vinto i campionati mondiali.
I mitici Springboks, già... Li ho sempre associati all'immagine da sogno che mi ero fatto del paese di appartenenza. Uno dei miei "miti"...
Occorre una parentesi: non starò a sindacare su cosa sia stato e cosa abbia rappresentato l'Apartheid in Sud Africa.
Men che mai esprimerò il mio pensiero filosofico sul concetto di "Apartheid" e di "comunità separate" perché richiederebbe uno o più post a sé. Farlo in breve liquiderebbe il tutto con reazioni tra il superficiale e lo stizzito. Inoltre il tema viene spesso liquidato con le solite beceraggini post-coloniali e/o antirazziste quanto il dibattito su comunità fuse o separate è un tantinello più complesso a prescindere dall'ideologia di ciascuno,sia chiaro.
Tuttavia chiederei per un attimo di focalizzarvi su cosa sia stato il Sud Africa e cosa dovrebbe diventare. Uno stato per tutti. Appunto. Cosa c'entra il Rugby direte voi. Ecco qui:
Arriva un Coach, tale Jake White (nomen omen, viste le accuse che gli verranno mosse) e riesce a far vincere al Sud Africa il mondiale a 12 anni dal primo (per giunta vinto in casa con annessi e connessi politici).
Il buon White fa quello che deve fare un buon allenatore, ovvero mettere in piedi uno squad da urlo.
I giocatori di colore sono pochi ma buoni, e Bryan Habana è stato proclamato giocatore dell’anno.
La disparità "etnica" è naturale visto che a tutt’oggi i ragazzi di colore in Sud Africa preferiscono altri sport (calcio in primis) al rugby, essendo quest'ultimo da sempre più “elitario” e visto come “bianco” (indi spesso odiato) senza contare le strutture organizzative nelle aree più "nere"(decisamente più carenti).
In altre parole molti, compreso il presidente sudafricano Mbeki, premono perché venga cacciato White.
Il presidente: un po’ come se Napolitano non avesse un cazzo di meglio da fare che scavalcare la Melandri chiedendo di cacciare Lippi, per dire.
Sìssì!
Un presidente che invece di badare al genocidio di un popolo all’interno del paese (quello boero), alla tragedia dell’AIDS o il tasso di criminalità tra i più alti al mondo pensa al Rugby...
E si mette in discussione White per quale motivo? Le quote nere.
Da una parte, lo so, si leveranno le risate. Dall'altra qualcuno dirà "però".
Già: in un paese in cui i neri costituiscono quasi il 90% della popolazione si chiedono “quote nere”.
L’ipocrisia opera su più livelli. Gustifichiamoci:
Le quote (pensate agli Stati Uniti e a contesti più “seri” quali istruzione e lavoro) da che mondo e mondo esistono per tutelare le minoranze, e se il Sud Africa post – apartheid ha ancora tanti problemi non saran certo risolvibili con queste pagliacciate.
Queste bagatelle servono come specchietto per le allodole nei confronti dell'opinione pubblica, un modo per distrarsi dal fallimento della classe dirigente post-aparheid, bianca o nera che sia.
Mbeki ha più volte sostenuto gli Springboks debbano rappresentare etnicamente il Sud Africa,una sorta di carro da parata per la sua politica insomma.
Qualcosa non torna: se la popolazione bianca è più o meno il 10% del totale gli Springboks, per rappresentare “Etnicamente il paese”, dovrebbero diventare come i Bafana Bafana (la loro nazionale di calcio): una nazionale pressoché completamente di colore. E’ davvero quel che vuole Mbeki?
No: la scelta politica voleva in squadra (leggi titolari) almeno 6 giocatori di colore*.
Un semplice ricatto politico ideologico: il livello dei giocatori di colore è mediamente molto più basso, ma non è certo sbattendoli in nazionale per “decreto” che si riuscirà ad innalzarlo.
Perché, da che mondo e mondo, una nazionale di sfigati non sarà mai un esempio utile per avvicinare a uno sport i giovani di colore (qui si parla di Rugby,ma vale pure per tutti gli altri) semmai una nazionale vincente dove i giocatori di colore sono pochi ma certamente forti e meritevoli di farne parte,quella sì.
Perché non investire in questi giovani entusiasti invece che nelle mezze chiaviche di giocatori attuali? Semplice: ipocrisia.
Quella di Mbeki si riassume nella frase: “Credo che ci si possa permettere di perdere una o due partite, per centrare l' obiettivo della trasformazione razziale della squadra”. Una dichiarazione di questo tipo è una pirlata da competizione per chiunque conosca il rugby, e per chi non lo conosce l’ipocrisia è comunque rilevabile dal non aver Mbeki ottenuto la testa di White prima dei mondiali e lì farvi giocare la squadra “etnicamente costruita”?
Evidentemente vincere il Mondiale, quote o non quote, era comodo.
Tempo indietro (anni fa ormai) ricordo un politico assai critico nei confronti di una squadra nazionale di calcio poiché anch’essa etnicamente composta in gran parte da minoranze. All’epoca forse non ci scandalizzammo?
Di cosa stiamo parlando?
Risposta: un misto di sensi di colpa post coloniali (che fa sì, in virtù di quel passato, di espiare con storture nel presente) e (ripeto) ipocrisia.
Per dirne una: non è forse ipocrita berciare per una maggiore rappresentanza di nazionali africane nelle competizioni internazionali consapevoli che il livello sia più basso per colpa di una sorta di Neocolonialismo sportivo?
Molte nazionali (Francia in primis) non saccheggiano forse il continente africano dei loro talenti sportivi? Fanno forse qualcosa per incentivarli a giocare nei paesi di cui sono spesso originari accrescendo il livello del calcio africano?
No: quei calciatori arabi o di colore fanno comodo per dimostrare quanto buoni e bravi siamo, noi bianchi, perché loro diventano “dei nostri”,nè più nè meno di noi.
Perché riusciamo a farci belli davanti al mondo ogni 2 o 4 anni.
Pazienza se chi è come loro ma non è bravo con un pallone tra le mani e i piedi lo si tratta di merda e lo si confini nelle periferie delle città,no?
L'immagine (con un campionato mondiale vinto) è salva no?
Allora il principio,speculare, vale per il Sud Africa: i neri sono stati oppressi ed i bianchi sono colpevoli. Giusto paghino anche qui.
E lo dico senza ironia: se il Sud Africa vuole gestire etnicamente le proprie squadre sportive cacci via a pedate tutti i giocatori bianchi. Più onesto, più coerente, e, portando l'esempio ad un estremo, più giusto no?
Se le rivincite coloniali vanno prese così, che si prendano fino in fondo, senza l’ipocrisia delle quote.
Tanto gli atleti di colore continueranno ad essere i più forti nella pallacanestro e nelle corse dell’atletica leggera (per dirne un paio), e nessuno in USA obietterà siano la maggioranza nei campi e nelle piste pur non essendolo nelle popolazione, perché sono DAVVERO i più grandi.
E se qualcuno si attacca ancora alla storiella dello "Sport Elitario" si ricordi che anche il più grande campione dello Sport Elitario per antonomasia è di colore.
E nessuno gli ha fatto troppi sconti.
Gli Springboks edulcorati non li voglio, teneteveli pure.
Spero che i “cattivi” vadano a giocare per la Namibia.
Almeno così avrò una nazionale di Rugby africana decente per la quale tifare anch'io...
*(nel Rugby Union, quello più diffuso a livello mondiale, la formazione schierata è di 15 elementi).
Colonna Sonora: Eddy Grant: Gimme Hope Joanna (1988) (Watch & Listen)